SIRIA > Aleppo – 18 marzo 2012 : 3 morti, 25 feriti

Almeno 3 morti e 25 feriti nell’esplosione avvenuta in un quartiere centrale ad Aleppo in Siria. L’attentato è avvenuto nel quartiere centrale di al-Suleimaniya, abitato da una maggioranza cristiana, fra alcuni palazzi residenziali, un ufficio postale e una sede delle forze di polizia. Per l’attacco odierno, in assenza di rivendicazioni, si ripete un copione già visto. Il governo accusa l’opposizione, ripetendo la litania dei gruppi terroristici fomentati da potenze straniere; l’opposizione invece accusa il regime di complicità negli attacchi. Se consideriamo l’attentato come forma di disturbo dell’ordine sociale costituito bisognerà capire chi c’è dietro realmente: se ci sono gruppi terroristi dissidenti il loro intento è quello di destabilizzare il regime siriano, se c’è Assad il suo intento è quello di legittimarsi dinanzi all’opinione pubblica e di ottenere il “consenso” a compiere altri massacri.

SIRIA > Damasco – 17 marzo 2012: 27 morti e 97 feriti

Due attentati terroristici a Damasco avrebbero provocato almeno 27 morti e 97 feriti. Secondo le testimonianze una delle due esplosioni è avvenuta vicino ad un edificio dei servizi segreti dell’aeronautica militare siriana, mentre la seconda avrebbe colpito la sede della Sicurezza Criminale. Le autobombe sarebbero esplose alle ore 7:30 locali (6:30 italiane) e i quartieri coinvolti sarebbero quelli di al-Qasaa e Duar-al-Jamarik.

La terza vita di Putin

L’ennesima vittoria di Putin alle elezioni russe e’ la riprova che il sistema russo e’ tutto fuorche’ democratico. Se identificassimo democrazia o elezioni regolari, cioe’ senza brogli, con la sconfitta di Putin credo che incapperemmo in un madornale errore. La vittoria di Vladimir Vladimirovic e’ stata netta, senza dubbi e con dei margini cosi ampo sugli avversari da non lasciare adito a dubbi. Fa specie, sicuramente, vedere che nella Cecenia irredentista Putin abbia ricevuto il 99,7 % dei voti. Ma questa vittoria ci deve far capire come in Russia, di fatto, i poveri votino a favore di Putin, mentre i ricchi contro. E’ solo un fatto di cultura o davvero Putin interpreta meglio le richieste provenienti dai ceti più bassi. Dal punti di vista geopolitico ci deve preoccupare il fatto che quest’uomo, nei prossimi dodici anni, gestira’ le riserve enrgetiche, gad e petrolio, tra le più ingenti al mondo.

Le gaffes americane

La riprovazione generale provocata ogni volta da qualche errore del contingente americano in Afghanistan mostra chiaramente come le persone favorevoli a questi interventi di politica estera siano molto poche. Ricordo lo sconcerto provocato dalle immagini di Abu Ghraib, quello degli incappucciati di Guantanamo, quello della pipi’ sui cadaveri afghani. Episodi da condannare certamente, ma che, in maniera altrettanto certa, nulla hanno a che vedere con le ragioni dell’occupazione dell’Afghanistan. I motivi, le ragioni, il proprio sostegno o meno vanno ricercati altrove e non nelle bravate di alcuni soldati, che pure sono li’ a compiere il loro dovere in una situazione difficile, senza avere la soddisfazione di vedere la fine. E il fine, naturalmente…

L’Africa rivuole i suoi tesori

Il Sud Africa sta pensando di imporre una tassa del 50% sui profitti derivanti da estrazioni minerarie. Il Ghana, il secondo maggior produttore di oro, ha annunciato l’intenzione di rivedere tutti i contratti di estrazione. Lo Zambia ha recentemente raddoppiato le sue royalties sul rame. La Namibia ha deciso di nazionalizzare le miniere affidandole a compagnie di stato. Il nazionalismo delle risorse non è un fenomeno nuovo e soprattutto adesso, in tempi di crisi, sembra la soluzione giusta per molti autocrati africani. E’ evidente che tutto ciò fa storcere il naso ai proprietari stranieri delle minere. Ma tutto ciò non è un semplice restituire le ricchezze ai legittimi proprietari?

A chi interessa la Siria?

Sembra che l’evoluzione della situazione siriana interessi davvero a pochi. La calma con cui il mondo occidentale sta valutando e rivalutando le mosse di Bashar-al-Assad dimostra che nel territorio siriano gli interessi euro-americani sono davvero scarsi. Niente petrolio, niente gas, niente risorse minerarie di rilievo. La Siria e’ destinata a diventare un nuovo Failed State.

Una potenza in ascesa

Il caso dei due militari italiani “rapiti” dalle autorità indiane non deve essere derubricato a semplice opposizione di una potenza ignorante e incivile, ma deve essere valutato coma la volontà espressa di una potenza in forte ascesa di voler dimostrare di non essere più succube di qualsiasi potenza occidentale. ed è per questo che, aldilà degli aspetti giuridici, le autorità italiane devono puntare sull’arma della negoziazione e non su quella della contrapposizione.

La nascita del Sud-Sudan

La creazione del sud-sudan, lo stato venuto fuori dalla scissione del sudan in due stati, a seguito del referendum, potrebbe essere un punto di partenza importante per una nuova Africa. Se nel Maghreb lo scoppio delle rivolte in Tunisia è servito da detonatore per le altre rivolte della regione, allora la nascita-creazione del sud-sudan potrebbe servire da esempio in uno spazio geografico da sempre molto complicato. L’implementazione di processi democratici e rappresentativi, come mai sono apparsi nel resto dell’Africa, potrebbe fungere da esempio per gli altri stati della zona. Inutile dire che il ruolo di state-builder spetterebbe nuovamente agli Stati Uniti, che risultano gli unici ad avere un’ambasciata funzionanate a Juba, la capitale del nuovo stato.

Quale futuro per l’Egitto?

Gli scontri in Egitto tra copti e musulmani, oramai endemici, riportano alla mente altri scontri più feroci di cui l’Europa è stata testimone. E se qualcuno non perde tempo per invocare a gran voce il ritorno di Mubarak (come se la sua dipartita fosse la causa di tutti i mali…) ci sarebbe piuttosto da analizzare gli scontri e cercare di capire perché, in un paese moderno come l’Egitto, avvengano ancora scontri così feroci. E i Fratelli Musulmani che parte hanno? Trovare le risposte a queste due semplici domande potrebbe aiutare a comprendere l’avvenire dell’Egitto, che oggi sembra essere sempre più negativo…

La riconciliazione palestinese porterà guerra o pace?

La notizia dell’avvenuta riconciliazione tra Hamas e Fatah è stata colta dai “soliti” analisti come un fatto negativo. Ma se era normale aspettarsi da Israele una reazione negativa, dato che l’unione dei duei gruppi viene vista come un’unione di sforzi contro Israele, dal resto del mondo mi sarei aspettato un’analisi diversa. un’analisi basata anche solamente sui numeri. Se Israele vuole la pace è meglio che sia costretta a trattare con due entità, o con una sola?

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