PILLOLE GEOPOLITICHE – 9 SETTEMBRE 2014

UE: adottate nuove sanzioni a carico della Russia, che entreranno in vigore nei prossimi giorni

UCRAINA: i ribelli filorussi hanno provveduto al rilascio di 1200 prigionieri, come previsto dagli accordi sottoscritti da Poroshenko e Putin

CILE: bomba esplode nei pressi di una fermata della metropolitana nella capitale Santiago, provocando il ferimento di almeno sette persone

AFGHANISTAN: il candidato presidenziale Abdullah Abdullah continua a rifiutare l’esito del voto delle presidenziali, sostenendo di essere lui il vincitore.

IRAQ: il parlamento iracheno ha approvato la nascita del nuovo governo dùguidato da Haider al-Abadi

YEMEN: nella capitale Sana’a sette militanti di Ansarullah sono rimasti uccisi a seguito di uno scontro tra coloro che si oppongo al governo e le forze governative.

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PILLOLE GEOPOLITICHE – 8 SETTEMBRE 2014

IRAQ: IS ha attaccato la città di Dhuluiya, situata a circa 70 km a nord della capitale Baghdad, provocando la morte di 17 persone ed il ferimento di 54. Nel frattempo gli USA hanno intensificato gli attacchi contro l’IS, concentrandosi, al momento, sulla zona della diga di Haditha.

SOMALIA: il Pentagono conferma di aver ucciso il leader di al-Shabaab Ahmed Godane. Al suo posto, il gruppo terroristico legato ad al-Qaeda, ha nominato Ahmed Umar, noto com Abu Ubaidah.

NIGERIA: Boko Haram ha preso il controllo della città di Gulak, nello stato di Adamawa, strategicamente situata al confine con il Camerun.

GIAPPONE: il PIL del gigante asiatico ha fatto registrare, nel secondo quadrimestre, una perdita del 7,1%

UCRAINA: la tregua firmata da Kiev e Mosca è durata poco meno di 48 ore.

WEEK 1 (1/7 SET) – ARTICOLO GEOPOLITICO DELLA SETTIMANA: Lo Stato Islamico e i nuovi media

Lo Stato Islamico e i nuovi media

Da un mese circola online un video di reclutamento dello Stato Islamico (IS), l’organizzazione terroristica che ha di recente occupato parti del territorio di Iraq e Siria: il video è di ottima qualità in termini di immagini e sceneggiatura ed è rivolto a potenziali nuovi combattenti dell’IS provenienti dai paesi stranieri, compresi quelli occidentali, con un messaggio molto evocativo e cinematografico. Il video, in inglese, è disponibile anche con i sottotitoli in una decina di lingue e dimostra l’interesse dello Stato Islamico nell’estendere a tutti i paesi occidentali il reclutamento per le sue milizie. Nei giorni scorsi il sito del Foglio ne ha mostrato una versione sottotitolata in italiano, senza citarne la provenienza ma sostenendo che si tratti di un’estensione all’Italia della stessa propaganda.
Come ha notato sul Foglio Daniele Raineri, con moltissimi altri giornalisti nelle ultime settimane, il video è stato realizzato in maniera professionale. Il protagonista è Andre Poulin, un ragazzo canadese convertito all’Islam nel 2008 e morto nel 2013 in Siria, dopo essersi arruolato nello Stato Islamico. Nel video Poulin spiega di non essere un emarginato sociale che ha scelto di arruolarsi per disperazione. Si presenta come un ragazzo normale che è stato “toccato” dalla conversione all’Islam. Le immagini di Poulin si alternano con immagini della vita in Canada, grandi panorami e scene di battaglie (ma senza sangue o altri particolari cruenti: il video è evidentemente destinato a un pubblico molto esteso). Il filmato si conclude con le immagini della morte di Poulin. Il montaggio delle varie parti del filmato è stato fatto in maniera accurata, così come il missaggio dell’audio, con la musica che si abbassa quando Poulin parla e si alza nei momenti più intensi. Persino la confezione con cui il video è presentato sui siti dello Stato Islamico è così curata da sembrare il promo di una serie televisiva di un canale televisivo americano.
Della capacità dello Stato Islamico di fare vere e proprie campagne di marketing con criteri moderni e professionali si era già parlato in occasione del video dell’uccisione del giornalista americano James Foley, realizzato con tanta cura da spingere alcuni a sostenere che fosse falso. Ma la capacità di fare propaganda dello Stato Islamico è ancora più impressionante se messa a confronto con quello che sono riusciti a realizzare i movimenti simili e concorrenti. Negli ultimi anni le varie formazioni di ribelli siriani, come ad esempio al Nusra, affiliata ad al Qaida, hanno prodotto moltissimi video, in genere sgranati, con un audio di bassa qualità e alcuni modesti e anacronistici effetti grafici. La strategia di al Qaida ai tempi di Osama bin Laden era ancora più primitiva. I video con cui bin Laden comunicava messaggi erano consegnati in videocassette VHS ad Al Jazeera, oppure registrati su qualche supporto audio e fatti circolare tra i militanti. Spesso erano girati con una sola telecamera e con un audio di bassa qualità. Bin Laden o gli altri leader parlavano a lungo, in un arabo molto formale, guardando fissi in camera.
Ma c’è anche un’altra differenza tra lo Stato Islamico e al Qaida, questa volta nei contenuti. Bin Laden e i suoi successori hanno sempre sottolineato la necessità di colpire gli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali sul loro territorio, un tema che è quasi completamente assente nella propaganda dell’IS. Nei video, come quello dove compare Poulin, viene ricordata la necessità di difendere e ingrandire lo Stato Islamico. Attaccare i nemici della fede nei loro paesi è un obbiettivo che si potrà perseguire soltanto dopo che i musulmani avranno ottenuto la liberazione dei “loro” paesi.
Questo tema si può vedere con molta chiarezza in un altro prodotto della propaganda dell’IS: Dabiq, un vero e proprio giornale in lingua inglese (qui potete leggere l’ultimo numero). Dabiq è impaginato come una rivista patinata che si compra in edicola, con molte foto (alcune delle quali realizzate in maniera professionale), lunghi articoli e titoli come “La schiavitù dei tempi moderni”, in cui si spiega come lo stipendio e gli orari fissi di lavoro a cui sono sottoposti i musulmani nel mondo occidentale siano una nuova forma di schiavitù. Sono contenuti su misura per un pubblico di musulmani che vivono in Europa e negli Stati Uniti. Come nel video in cui compare Poulin, i contenuti troppo forti sono accuratamente evitati e anche il linguaggio è meno violento rispetto alla versioni in arabo degli stessi video e degli stessi testi. Per reclutare i musulmani dei paesi più vicini a Siria ed Iraq, lo Stato Islamico non risparmia sui video di decapitazioni o sulle immagini che mostrano file su file di prigionieri giustiziati con un colpo alla testa.
Il New York Times ha dedicato un lungo articolo all’utilizzo dei media da parte dello Stato Islamico. Il suo, scrive il New York Times, “è un jihad 3.0″.
Se il suo fanatismo bigotto e le decapitazioni sembrano arrivare da un secolo lontano, il suo uso dei media è attualissimo.
Il che significa anche la capacità di rimpiazzare velocemente gli account Twitter e le pagine Facebook che vengono chiuse. Lo Stato Islamico usa spesso siti come JustPaste o SoundClound, dove rimuovere contenuti è molto più difficile. Oppure WhatsApp, per le comunicazioni dirette, mentre su siti come Ask.fm alcuni miliziani hanno tenuto sessioni di “domande e risposte” con le persone interessate alla loro attività. Secondo gli esperti intervistati dal giornale, l’utilizzo professionale dei nuovi media da parte dello Stato Islamico è un altro aspetto dell’immagine “vincente” che il gruppo cerca di proiettare all’esterno. Per anni bin Laden ha reclutato affilati sostenendo di voler rifondare il califfato islamico in un futuro più o meno vicino. Lo Stato Islamico sostiene di esserci già riuscito e dalla sua parte ha moltissime vittorie contro l’esercito iracheno e quello siriano per dimostrare il suo successo.
Lo Stato Islamico è meticoloso nel citare i propri successi e pubblica “statistiche” che riportano i nomi delle città conquistate, il numero di decapitazioni, i checkpoint costruiti e persino il numero di apostati ritornati ad abbracciare la vera fede. I suoi video, quindi, sono pieni di carri armati e altri mezzi catturati al nemico oppure mostrano le conquiste territoriali che il gruppo è riuscito a compiere, dando l’immagine di un gruppo forte in continua ascesa: ma la loro stessa qualità è una esibizione di concretezza e “normalità” di fatto, data anche dai grandi patrimoni accumulati dall’IS attraverso contributi, petrolio e sequestri. Come ha raccontato al giornale un ex analista della CIA: «Il successo porta ad altri successi. Quando i giovani guardano i video capiscono che lo Stato Islamico ha i soldi».

Articolo tratto dal sito il Post del 1 settembre 2014
http://www.ilpost.it/2014/09/01/stato-islamico-video-propaganda/

PILLOLE GEOPOLITICHE DEL 2 SETTEMBRE 2014

NIGERIA: i militanti islamici di Boko Haram hanno conquistato la città di Bama, 70 km da Borno capitale dello stato di Maiduguri, causando la morte di numerose persone e la fuga di oltre 5000 residenti.

RUSSIA: Vladimir Putin sta pensando ad una revisione delle strategie militari russe, per rispondere all’annunciato schieramento da parte della NATO di circa 4000 soldati nell’Est Europa.

EGITTO: l’esplosione di un ordigno contro un convoglio nella penisola del Sinai ha causato la morte di 11 soldati egiziani.

PILLOLE GEOPOLITICHE DEL 1 SETTEMBRE 2014

GERMANIA: il partito euro-scettico dell’ADF ha ottenuto il suo primo seggio alle elezioni per il parlamento della Sassonia, dove hanno vinto i cristiano-democratici di Angela Merkel.

PAKISTAN: centinaia di manifestanti anti-governativi, seguaci del Pakistan Tehreek-e-Insaf (Pti) e del Pakistan Awami League (Pat), hanno continuato la loro lotta. Respinti dalla polizia e dalle forze di sicurezza, essi si sono riversati su altri edifici governativi della zona lasciando sul campo tre morti e centinaia di feriti.

LIBIA: i miliziani della coalizione nota come Fajr Libia (Alba della Libia) hanno preso il controllo del vasto complesso residenziale che ospita la sede dell’ambasciata degli Stati Uniti a sud di Tripoli, già evacuata dopo gli eventi che hanno portato all’uccisione dell’ambasciatore USA Chris Stevens.

È NATO UN NUOVO STATO. ANZI DUE.

Alla stampa nazionale non è sfuggita l’avanzato dell’ISIS (o ISIL) in Iraq. Non molti, in realtà, hanno cercato le reali spiegazioni del successo di questa avanzata che ha incontrato scarsissima resistenza, né tantomeno si sono sentiti in colpa i governi di quei paesi che hanno partecipato con proprie truppe alla seconda guerra del Golfo, ma almeno la notizia è stata diffusa abbondantemente. Ciò di cui le grandi firme della stampa sembrano non essersi accorti, in questi giorni, è la nascita di un nuovo stato. Mentre l’Iraq si sta letteralmente sfaldando, tra il territorio iracheno e siriano è nato il primo “Califfato Islamico” della storia contemporanea, per volere degli jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Abu Mohammad al-Adnani, il portavoce dei ribelli sunniti, ha annunciato via internet che le parole “Iraq” e “Levante” spariscono definitivamente dalla sigla ISIS, quindi adesso dovremo parlare esclusivamente di Stato Islamico, e che il capo è ora ufficialmente Abu Bakr al-Baghdadi, che è così diventato “Califfo dei musulmani ovunque nel mondo”. La ricostituzione del Califfato islamico è un risultato storico per tutto il mondo musulmano, e per i sunniti in particolare: questa forma di stato si rifà alle radici dell’Islam, quando la comunità islamica (Umma), alla morte del profeta Maometto (632 d.C.), si riunì sotto un’unica bandiera e sotto un solo Califfo, prima che si affermassero divisioni e faide interne. Il territorio di questo nuovo stato corrisponde all’area attualmente sotto il controllo dell’ISIS, ovvero si estende a nord tra Mosul (Iraq) e i sobborghi di Aleppo (Siria), fino a sud da Deir az Zor (Siria) a Rutba (Iraq). La sua rinascita è il frutto dell’evoluzione delle guerre civili in Iraq e in Siria, stati abbandonati al loro destino dalla comunità internazionale. L’ISIL che aveva ottenuto importanti vittorie in Siria, nonostante i forti contrasti col fronte dei ribelli, ha aggiunto, ai territori siriani, importanti conquiste nell’ovest e nel nord-ovest dell’Iraq, creando così uno stato-ponte a cavallo tra i due vicini mediorientali. Questa creazione ha colto di sorpresa tutta la comunità internazionale che già ha dimostrato tutta la propria indecisione sia sul dossier Siria che sull’ISIL, e adesso si trova ad affrontare quest’altra novità. A questa presa di coscienza da parte degli insorti sunniti si è accompagnato anche un altro annuncio che potrebbe avere conseguenze finora inimmaginabili: l’endorsement da parte di Benjamin Netanyahu, primo ministro dello Stato di Israele, alla creazione del Kurdistan come Stato autonomo e indipendente. Il progressivo sfaldarsi delle istituzioni irachene ha costretto i curdi a doversi difendere da soli dalle minacce dell’ISIL, anche se, al momento, i miliziani dell’IS sembrano aver rinunciato ai territori curdi. Il momento sembra propizio per le rivendicazioni del popolo curdo, alla costante ricerca anche dell’affermazione territoriale. Le numerose concessioni che hanno ricevuto dal governo di Nuri Al-Maliki sono servite ad affievolire le rivendicazioni curde, ma il crollo dell’Iraq sta facendo rinascere sentimenti di autodeterminazione. Se a questo aggiungiamo che la comunità internazionale, Stati Uniti ed Israele in testa, ha chiesto, in maniera più o meno esplicita, ai curdi di proteggere i pozzi petroliferi del nord, la situazione futura sembra già delineata. Il tanto agognato Kurdistan non sembra più una chimera.

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