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La Cina e l’uccisione di Kim Jong Nam

CODEX GEOPOLITICUS
La rubrica per interpretare i fatti
Ha destato stupore la notizia dell’uccisione di Kim Jong Nam, fratello maggiore di Kim Jong Un, dittatore della Corea del Nord ed ultimo reggente della dinastia, avvenuta la mattina del 13 febbraio. La vicenda ha colpito innanzitutto per le modalità, dato che Kim Jong Nam è stato assassinato con del veleno, probabilmente l’agente Vx, da due donne all’aeroporto di Kuala Lumpur in Malesia. In questi giorni le autorità malesi hanno arrestato quattro persone, tra cui due donne, forse le esecutrici materiali del delitto che in un primo tempo erano state date per morte: i principali sospetti sono tutti rivolti alla Corea del nord. Ci vorrà del tempo per capire cosa sia accaduto realmente all’aeroporto di Kuala Lumpur, e forse non lo sapremo mai definitivamente, data la passione del regime nordcoreano per la riservatezza. Dalla nostra posizione defilata, possiamo soltanto cercare di analizzare gli avvenimenti. Innanzitutto Kim Jong Nam è il fratello maggiore di Kim Jong Un, nato dal matrimonio tra Kim Jong Il ed un’attrice, relazione mai approvata dal padre Kim Il Sung. Dopo gli studi all’estero Kim Jong Nam rientra in patria per intraprendere il cammino all’interno delle gerarchia militare che avrebbe dovuto condurlo a raccogliere l’eredità di suo padre. Ma le voci su una sua condotta di vita poco ortodossa si rincorrono, pare fosse un frequentatore assiduo di molti night club di Tokyo, finché un giorno non viene fermato all’aeroporto di Pechino, mentre con un passaporto falso si stava recando a Dineyland-Tokyo. Questa vicenda costrinse suo padre Kim Jong Il a mandarlo in esilio e ad affidare la sua eredità politica al più giovane Kim Jong Un. In tutti questi anni Kim Jong Nam ha vissuto tra Cina, Singapore e Macao, dove ha la sua attuale residenza, ossessionato dall’idea che prima o poi sarebbe stato ucciso. Tale sensazione era stata confermata dall’uccisione nel 2013 di Jang Song Thaek, zio dei due fratelli e mentore di Kim Jong Nam: questi era era anche l’uomo di contatto con la Cina e pare che la sua epurazione non sia stata molto gradita. In Cina, ormai da tempo, si sono convinti della difficoltà di controllare Kim Jong Un, considerato troppo volubile, e pare avessero individuato in Kim Jong Nam la persona giusta per garantire una transizione rapida ed indolore in Corea del Nord. Secondo alcuni analisti, le reali motivazioni dell’uccisione di Kim Jong Nam da parte nordcoreana sono da ricondurre proprio a questi progetti di regime change della dirigenza cinese. Ecco spiegato, secondo alcuni, le reali motivazioni dietro la sua uccisione. I cinesi hanno chiaramente negato ogni addebito anche se appare evidente la frustrazione della dirigenza per le scelte di Kim Jong Un, non ultimo il lancio di un missile balistico effettuato il giorno prima dell’uccisione di Kim Jong Nam. I due eventi potrebbero essere anche correlati e dimostrare la volontà nordcoreana di provare a smarcarsi dalla tutela cinese, o quantomeno dare un segnale in tal senso. La dirigenza cinese ha comunque voluto dare un segnale, sospendendo le importazioni di carbone dalla Corea del Nord, principale voce dell’export nordcoreano, benché abbiano motivato la scelta con la messa in campo delle sanzioni internazionali. Ma Kim Jong Un non si è fatto intimorire e mentre si affrettava a rovinare i rapporti diplomatici anche con la Malesia, uno dei pochi paesi ad avere relazioni ufficiali con la Corea del Nord, si è apprestato a festeggiare, in pompa magna, il 75° anniversario di Kim Jong Il.

Photo credits: Reuters


Il Political Risk Evaluation Index (PREI)

IL POLITICAL RISK EVALUATION INDEX

CHE COSA E’
Il Political Risk Evaluation Index (PREI) è un indice composito che valuta la stabilità politica di 160 stati del mondo. Rappresenta uno strumento utile per chiunque voglia avere un’immagine immediata della realtà politica di un singolo paese e qualche “indizio” sulla sua possibile evoluzione. È un indice composito in quanto aggrega i dati provenienti da sei indici, di comprovata autorità e rispettabilità, prodotti da organizzazioni non governative, organismi internazionali, esperti di settore.

FONTI PRIMARIE
Nello specifico, gli indici individuati come fonti primarie sono i seguenti:
· Democracy Index, redatto annualmente dalla Intelligence Unit di The Economist, stimata rivista inglese, fornisce un quadro della situazione politica di 165 stati e due territori nel mondo, basando la sua valutazione sull’analisi di cinque categorie (electoral process and pluralism; civil liberties; functioning of government; political participation; political culture);

· Corruption Perception Index, stilato annualmente da Transparency International, organizzazione non-profit tedesca, classifica 168 tra stati sovrani e territori, basando la sua valutazione sull’analisi di dieci fonti che misurano la percezione della corruzione del settore pubblico;

· Fragile State index, compilato annualmente dal Fund for Peace, organizzazione indipendente, non-profit, in collaborazione con la rivista Foreign Policy, stila una classifica annuale di 178 stati sovrani riguardante la loro stabilità, basando la sua valutazione sull’analisi di centinaia di dati relativi a dodici principali indicatori politici, sociali ed economici;

· Freedom in the world index, prodotto annualmente da Freedom House, organizzazione indipendente americana che sviscera la situazione democratica di 195 stati e 15 territori, basando la sua valutazione sull’analisi di 25 indicatori relativi ai diritti politici e alle libertà civili;

· World Press Freedom index, edito annualmente da Reporters sans Frontieres, organizzazione non profit francese che monitora la libertà di stampa nel mondo, elenca 180 stati, basando la sua valutazione sui risultati di un questionario sulla possibilità del pubblico di accedere ad una stampa indipendente;

· Human Development Index, prodotto annualmente dallo United Nations Development Program, classifica 188 stati, sulla base del loro sviluppo umano e la ricchezza dell’esistenza.

METODOLOGIA DI BASE
Il PREI utilizza i dati provenienti dalle summenzionate fonti primarie, sotto forma di graduatoria, per costruire un proprio indice che classifica i 160 paesi oggetto della valutazione, in base al loro rispettivo grado di rischio politico, ovvero da inesistente ad altissimo.

FONTI SECONDARIE
Il PREI di partenza viene, poi, aggiornato mensilmente, stabilendo un outlook per ogni singolo stato sovrano, individuato dall’analisi di fonti secondarie. Nello specifico, per la produzione degli aggiornamenti mensili, saranno utilizzati, oltre ai principali canali informativi e alle fonti primarie, i seguenti report:
· Crisis Watch, prodotto mensilmente dall’International Crisis Group;
· World Briefing, prodotto settimanalmente da The World Weekly;
· Weekly Report, prodotto settimanalmente dall’Osservatorio di Politica Internazionale;
· International Weekly Brief, prodotto settimanalmente da Zeppelin-Rivista di Politica Internazionale;
· Le Pillole Geopolitiche, prodotte settimanalmente da Affari Globali.

METODOLOGIA AVANZATA
L’analisi delle fonti secondarie permetterà di fornire un outlook ad ogni singolo stato sovrano: negativo o positivo, in caso di eventi peggiorativi o migliorativi della situazione politica corrente, oppure stabile, in caso di assenza di eventi di rilievo. Il rilascio del PREI mensile, prevede anche dei focus su alcuni paesi, interessati da eventi di particolare rilievo. Di seguito l’esempio di come sarà strutturato il PREI ed una legenda dei colori utilizzati.