Il porto di Gwadar

  

Da alcuni anni la crescita imponente della propria economia ha spinto la Cina a pianificare anche la costruzione di porti che, posizionati lungo una rotta ben stabilita, permettano di assicurarsi delle rotte preferenziali. Uno di questi porti è quello di Gwadar, cittadina pakistana affacciata sull’Oceano Indiano e situata in un punto strategico fondamentale tra Asia Centrale e Medio Oriente, poco lontano dallo Stretto di Hormuz. Il porto, nel passata un’enclave omanita in Asia, è stato praticamente tenuto ai margini dalle autorità pakistane fino agli anni 2000, quando l’interesse della Cina si è palesato in maniera molto concreta. La Cina ha investito e prevede di investire una cifra notevole nello sviluppo di questa infrastruttura, si parla di almeno 900 milioni di dollari. Tali investimenti permetterebbero a questo porto di triplicare il traffico navale, di ospitare le super petroliere cinesi e di stoccare fino a 19 milioni di tonnellate di greggio ogni anno. Il petrolio, innanzitutto, rappresenta il motivo fondante dell’interesse della Cina, sempre alla ricerca di nuove fonti energetiche che possano soddisfare la sete della sua impetuosa crescita economica. Il valore strategico del porto è stato accresciuto dalla costruzione e dalla progettazione di alcune infrastrutture che, oltre a favorire il commercio in generale, permetterebbero alla Cina di approvvigionarsi di “oro nero” attraverso il Pakistan. La prima di queste opere è rappresentata dalla Karakorum Highway, strada che permetterebbe un collegamento diretto su gomma Cina-Pakistan, ma sulla quale ci sono molte riserve dato che attraversa due aree fortemente instabili, quali il Balochistan e lo Xinjiang. Nella testa cinese ci sono altre due opere che permetterebbero di bypassare il problema terrorismo costituite dalla linea ferroviaria Gwadar-Kashgar e dall’oleodotto Iran-Pakistan. 

  

L’interesse cinese nei confronti di Gwadar si inscrive nella più ampia strategia della Collana di Perle, ovvero la costituzione da parte cinese di una catena di punti di influenza, su cui basare le propri strategie commerciali e militari. La collana cinese oggi comprende 15 perle, si estende da Hong Kong a Port Sudan, toccando Vietnam, Thailandia, Myanmar, Bangladesh, Sri Lanka, Maldive, Pakistan, Iraq e Kenya. Oltre che nella collana di perle, il porto di Gwadar si inserisce anche nella volontà cinese di ripristinare l’antica Via della Seta ed affiancare a questa una marittima. In tale ambito, lo scorso 20 aprile il presidente cinese Xi Jinping si è presentato a Islamabad, capitale pakistana, con in tasca circa 46 miliardi di euro da investire in progetti infrastrutturali volti a sostenere questo corridoio sino-pakistano.

FONTI
Il Caffè Geopolitico

Altitude

La Stampa

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