La sorpresa strategica del primo drone pakistano

  

Un tweet del 7 settembre, pubblicato dal capo delle relazioni pubbliche dell’esercito pachistano, il Maggior Generale Asim Bajwa, ha annunciato il compimento della prima missione del Burraq, il primo drone interamente prodotto dal Pakistan. Lo strike “celebrato” dal Gen. Bajwa ha colpito il covo di alcuni terroristi nella valle di Shawal, nel nord Waziristan, uccidendo tre personalità di spicco della branca pakistana dei talebani (TTP). Secondo molti analisti il Burraq, in azione, avrebbe mostrato un livello di sofisticazione molto più alto di quanto creduto possibile, dato lo scarso background dei pachistani che avevano dichiarato di voler utilizzare i droni soltanto per ricognizione: queste valutazioni vogliono insinuare il sospetto che dietro questo indubbio successo tecnologico ci sia la mano cinese. Il Burraq, così come il paritetico Shahpar, è una fotocopia del drone CH-3 prodotto in Cina, la quale potrebbe aver ceduto all’azienda pakistana NESCOM la licenza di costruzione. Il Burraq ha tra le principali caratteristiche la possibilità di viaggiare in tutte le condizioni temporali ed ha un’elevata accuratezza e precisione al tiro.

Con questo attacco il Pakistan è il quinto paese ad aver utilizzato droni armati in combattimento: si aggiunge a Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele e Nigeria, mentre Francia, Iran, Cina ed Emirati Arabi Uniti ne hanno la capacità, ma non l’hanno ancora esercitata. Aldilà dei sospetti sull’ingerenza cinese, l’utilizzo di droni pakistani rappresenta un indubbio successo, anche perché potrebbe risolvere un problema etico molto forte: i continui attacchi dei droni statunitensi nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan, avevano sollevato veementi proteste da parte della popolazione civile che aveva dovuto far fronte a numerosi danni collaterali.on questo attacco il Pakistan è il quinto paese ad aver utilizzato droni armati in combattimento: si aggiunge a Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele e Nigeria, mentre Francia, Iran, Cina ed Emirati Arabi Uniti ne hanno la capacità, ma non l’hanno ancora esercitata. Aldilà dei sospetti sull’ingerenza cinese, l’utilizzo di droni pakistani rappresenta un indubbio successo, anche perché potrebbe risolvere un problema etico molto forte: i continui attacchi dei droni statunitensi nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan, avevano sollevato veementi proteste da parte della popolazione civile che aveva dovuto far fronte a numerosi danni collaterali.

FONTI

Defense News

NDTV

The Guardian

Analisi Difesa

Huffington Post

The Washington Post

Dawn

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