L’inarrestabile crollo economico del Venezuela

  

Il crollo mondiale del prezzo del petrolio ha influito negativamente su tutte le economie che si basano sullo sfruttamento e sul commercio di questa fondamentale risorsa energetica. Secondo gli esperti del Fondo Monetario Internazionale, uno dei paesi maggiormente colpiti dal basso prezzo del petrolio sarà il Venezuela che, al termine del 2015, dovrebbe diventare la settima economia dell’America Latina, scavalcata persino dal Perù e con un PIL ridotto alla metà di quello della Colombia, quarta economia della regione. Negli ultimi 15 anni il Venezuela è passato dal quarto al settimo posto di questa classifica economica del FMI. La caduta verticale del Venezuela non è ascrivibile soltanto alla repentina diminuzione del prezzo del petrolio, ma anche alle politiche economiche portati avanti da Nicolas Maduro, il successore dell’amato Hugo Chavez. Il paese si trova stretto nella morsa tra iperinflazione, si stima un aumento dei prezzi dal 108% al 175%, e mercato nero del dollaro, mentre la valuta locale, il bolivares, continua a perdere terreno, arrivando ad essere scambiato a quota 400. Per tutte queste ragioni, si guarda con preoccupazione alle scadenze dei titoli di stato: di qui alla fine dell’anno è previsto un esborso di circa 5 miliardi di dollari, che difficilmente il paese potrà pagare, correndo il rischio di default. Non c’è mai stata nel paese una crisi economica così devastante, causata da scelte politiche dissennate e accentuata dal basso prezzo del petrolio, i cui guadagni, nel passato, avevano mascherato molti problemi. Inoltre, è mutato profondamente anche il quadro geopolitico di riferimento: la Cuba dei Castro, grande amico e alleato, ha ceduto, ha ripreso i rapporti con lo scomodo vicino statunitense e sembra intenzionata a cambiare la propria politica economica. Secondo le stime del FMI alla fine di quest’anno il PIL farà registrare un contrazione del 10%, mentre per i prossimi tre anni è previsto un calo del 6%. Da mesi il presidente Nicolas Maduro proibisce la pubblicazione di report e statistiche sui dati economici, ma, se in passato il ricorso alla classica propaganda sul complotto imperialista dell’America di Obama ha funzionato, stavolta potrebbe non bastare.

FONTI

El Pais

Il Fatto Quotidiano

Repubblica

L’antidiplomatico

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