Risolta la disputa territoriale più strana al mondo: quella tra India e Bangladesh

  

Nella serata di venerdì 31 luglio è stato risolto, finalmente, dopo settant’anni di diatribe, uno dei contenziosi territoriali tra stati più strani e, per questo, più difficili da affrontare. India e Bangladesh si sono scambiati la proprietà di 162 enclavi, per la precisione 111 indiane in territorio bengalese e 51 bengalesi in territorio indiano. L’enclave rappresenta una particolarità geografica non difficile da trovare nella mappa terrestre (esistono ufficialmente 50 casi), e con questo termine viene solitamente identificato un territorio appartenente ad uno stato completamente circondato dal territorio di un altro stato, chiamato, a sua volta, exclave. L’accordo avrà un importante effetto sulla vita delle 50mila persone appartenenti al distretto di Cooch Behar, nello stato del West Bengala, territorio indiano completamente circondato da territorio bengalese. 

  

(Washington Post)

Particolarmente curioso è il caso dell’area di Dhahala Khagrabari, definita un’enclave di terzo livello, in quanto è territorio indiano, circondato da territorio bengalese, a sua volta circondato da territorio indiano rinchiuso nello stato del Bangladesh. Il motivo dell’esistenza di questa enclave di terzo livello, benché secondo alcuni sia avvolta nelle leggende, ha un fondamento storico. I territori in questione facevano parte della pace firmata tra gli imperatori Mughal, che volevano estendere il loro impero al Cooch Behar, e il maharaja locale che era riuscito a fermare l’avanzata degli invasori: alla fine del conflitto la situazione era molto confusa, con alcuni territori che pagavano i dazi all’India e altri che si ritenevano sottomessi al re del Behar, e tale confusione si è protratta nei secoli, rimanendo immacolata anche dopo la separazione tra India e Pakistan nel 1947. Il maharaja di Cooch Behar nel 1949 scelse di aggregarsi all’India, mentre alcune aree vennero inghiottite dall’allora Pakistan orientale che, più tardi, sarebbe diventato Bangladesh. La strana collocazione geografica del Dhahala Khagrabari, in particolare, ha fatto sì che i suoi cittadini, in tutti questi anni, avessero bisogno di un visto anche per andare al supermercato: per richiedere il visto bisognava recarsi nella madrepatria, cosa impossibile senza il medesimo visto. In questo gioco di specchi, la popolazione di questa enclave di terzo livello ha vissuto in un limbo istituzionale che non gli ha permesso l’accesso ai diritti più elementari di chi possiede la cittadinanza di uno stato: sanità, istruzione, riconoscimento. Dopo numerosi tentativi la situazione è stata risolta attraverso un accordo siglato lo scorso 6 giugno: le enclavi diventeranno territorio degli stati che le circondano, e i cittadini avranno la possibilità di scegliere se restare, chiedendo la cittadinanza del nuovo stato di appartenenza, oppure andar via, assestandosi nei territori della madrepatria. La questione sembrerebbe risolta, almeno dal punto di vista formale, ma, in realtà, rimangono alcuni problemi da risolvere. Alcuni cittadini delle enclavi, già spostatisi nelle exclavi (ovvero i territori che circondano le enclavi) hanno lamentato il fatto di non essere stati coinvolti in questo processo, mentre coloro che hanno scelto di prendere la cittadinanza delle exclavi hanno fatto presente di essere emarginati. Insomma, stavolta il problema è stato risolto sulla carta, ma deve essere risolto sul campo.

FONTI

Il Post

The Washington Post

The Economist

BBC

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...