E’ IL PASHTUNISTAN LA SOLUZIONE DEFINITIVA ALLE TURBOLENZE IN AF-PAK?

Nel 1893 il diplomatico inglese sir Mortimer Durand e l’emiro afghano Abdur Rahman Khan, stabilirono le frontiere tra l’Afghanistan e l’allora British India, in modo da fissare i limiti delle rispettive aree di influenza e cercare di migliorare i rapporti commerciali. La linea Durand, benché rivista in minima parte nel 1919, da allora rappresenta la linea di confine tra il Pakistan e l’Afghanistan con quest’ultimo che, in via ufficiale, non ha mai accettato tale suddivisione. Nel 1946 quando il governo britannico annunciò la decisione di lasciare il subcontinente indiano, il governo afghano, infatti, chiese la restituzione dell’area “sottratta” nel 1893, sostenendo che l’accordo siglato da Durand e Rahman non fosse più valido. Ma nel luglio del 1947 un referendum indetto dalle autorità britanniche sigillò l’appartenenza dell’area contesa al Pakistan. Aldilà del mancato riconoscimento afghano, i problemi di sicurezza che genera questo incerto confine riguardano quelle popolazioni, prima unite, che la Linea Durand ha spalmato su due stati. A causa di questa contiguità la Linea Durand rappresenta uno dei confini più porosi del mondo, perché a coloro che vivono al confine è concesso di prendere la doppia nazionalità, pakistana ed afghana, ma soprattutto perché esiste un sostrato comune e legami familiari molto stretti. Il gruppo che più di tutti ha risentito di questa suddivisione forzata è quello dei pashtun, che rappresentano la maggioranza della popolazione in Afghanistan, dove sono più di 12 milioni, ovvero il 42% degli afghani, mentre in Pakistan, nonostante siano 29 milioni, rappresentano soltanto il 15% della popolazione.

  

Il sogno di un grande Pashtunistan indipendente è stato sempre presente nella memoria pashtun, ma ostacolato dalla storia e dagli accordi sottobanco del Great Game centrasiatico. e, La guerra scatenata dagli USA in Afghanistan ha avuto degli effetti paradossali sulle rivendicazioni pashtun: se l’invasione dell’Afghanistan è stata accolta positivamente, perché i  pashtun vedevano la possibilità di inserirsi nel processo di ricostruzione dell’identità nazionale per riacquistare un po’ di considerazione, l’evoluzione del paese in senso centralizzato ha nuovamente spento le loro aspettative e li ha spinti ad associarsi ai ribelli talebani nella lotta all’invasione statunitense. Secondo molti analisti, la crescente insofferenza dei pashtun sarebbe alla base dell’instabilità dell’area Af-Pak, nelle cui disfunzionalità politiche riappare la possibilità di soddisfare antiche pretese indipendentistiche. Secondo Robert Kaplan, che in un suo saggio su Foreign Policy aveva sottolineato la coincidenza tra l’area geografica di estensione pashtun con quella in cui agiscono i talebani, questi ultimi sarebbero semplicemente l’incarnazione del più recente nazionalismo pashtun. Sta di fatto che l’emarginazione dei pashtun durante il governo di Hamid Karzai e la preferenza politica accordata all’etnia tagika, non ha fatto altro che riaccenderne i sentimenti nazionalisti. In un articolo apparso sulla versione online del quotidiano americano The New York Times, Parag Khanna e Frank Jacobs hanno identificato nel Pashtunistan uno dei nuovi stati che potrebbero sorgere in un futuro neanche tanto lontano. D’altronde se si effettua una semplice ricerca online, ci si accorge che esistono già diverse mappe che delineano l’area dello stato pashtun, così come è già stata disegnata una bandiera ufficiale. 

  

Inoltre, l’idea di uno stato indipendente resta tra le aspirazioni primarie del principale partito pashtun pachistano, l’Awami National Party (ANP). Dato il progressivo disimpegno della comunità internazionale dal territorio afghano e il ciclico perpetuarsi degli attacchi talebani, nonostante 14 anni di guerra, il sostegno alla creazione di uno stato pashtun potrebbe rappresentare la giusta mossa per la soluzione alla persistente instabilità dell’area.

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