Il Progetto Keystone XL alla fine del suo iter tortuoso?

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Il 29 gennaio il Senato americano ha approvato, con 62 voti contro 36, il progetto di costruzione del controverso Keystone XL. Il decreto è adesso sul tavolo del presidente Obama che, nei giorni scorsi, aveva dichiarato che avrebbe posto il veto qualora non convinto dal progetto. Il Keystone XL è un oleodotto che dovrebbe trasportare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, fino al Nebraska, e da qui sino al Golfo del Messico. È stato pensato per risolvere il problema della distribuzione del petrolio canadese, che è estratto principalmente nella provincia dell’Alberta, dove non ci sono sbocchi sul mare, mentre la metà delle industrie di raffinazione si trova nel Golfo del Messico. Dal 2009 al 2013, il Canada ha esportato solo 125mila barili al giorno e il resto della sua produzione è finita nella regione dei Grandi laghi. Con un accesso al mercato così scarso, il petrolio canadese è venduto sul mercato a prezzi più bassi di quelli internazionali e, al momento, è scambiato a 33 dollari al barile. La soluzione ottimale sarebbe quella di collegare meglio USA e Canada, poiché trasportare il petrolio negli Stati Uniti resta la scelta più sensata per le aziende canadesi, dato che incontra un’opposizione politica e sociale meno forte. Ci sono, però, diversi ostacoli davanti al Keystone XL, soprattutto di natura politica. Sia la Casa dei Rappresentanti che il Senato hanno approvato il progetto, ma c’è il veto del presidente che minaccia di far fallire tutto. Entrambe le Aule, dall’inizio dell’anno, sono controllate dai repubblicani, che però non hanno i numeri per superare il veto. Secondo la presidenza Obama, la decisione sulla costruzione dell’oleodotto è di competenza del governo centrale, visto che il Keystone XL attraversa il confine tra Stati Uniti e Canada. Bisogna poi attendere il rapporto del dipartimento di Stato, in base al quale il presidente Barack Obama dovrebbe prendere la decisione finale, valutando l’interesse nazionale. A complicare la situazione, l’approvazione del percorso da parte degli Stati: la Corte Suprema del Nebraska ha dato il via libera, ma il permesso per costruire nel South Dakota, per esempio, è scaduto a giugno. Inoltre, ci sono le resistenze degli ambientalisti, che sottolineano i danni che potrebbe apportare all’ambiente circostante e l’apporto al global warming. Da parte loro i sostenitori del progetto sfruttano l’argomento della crisi economica, mettendo in evidenza che il progetto creerà almeno 40mila posti di lavoro. La decisione di Obama potrebbe essere una delle più difficili della sua presidenza, e costituire un problema anche per il successore designato dal Partito Democratico.

FONTI
America 24
The Guardian
BBC

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