Contratto da 15 miliardi di dollari per il gas di Israele

La compagnia israeliana Delek Drilling ha annunciato di aver siglato un contratto, del valore di 15 miliardi di dollari (12 milioni di euro), per la fornitura di 64 milioni di metri cubi di gas, a favore della compagnia egiziana Dolphinus, nei prossimi dieci anni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito storico l’accordo che servirà, altresì, ad aumentare la sicurezza del paese e migliorare le casse statali. Il gas proverrà dagli enormi campi gasiferi di Tamar e Leviathan, scoperti al largo delle coste israeliane rispettivamente nel 2009 e 2010, ed è in via di definizione il percorso da compiere. Dopo la vendita di gas per 10 miliardi di dollari alla Giordania lo scorso anno, con quest’altra colossale operazione Israele si pone come un importante player del mercato del gas. La scoperta dei giacimenti di Leviathan e Tamar ha cambiato la situazione di Israele che, in passato, era dotato di scarse risorse e costretto ad importare ciò che gli serviva. Ma la situazione è cambiata anche dal punto di vista strategico, perché i giacimenti al largo delle coste israeliane sono rivendicati, in parte, anche da Libano che accusa Israele di aver esteso, in maniera inappropriata, la propria zona economica esclusiva.

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Report geopolitico del 19 febbraio 2018

Rassegna ragionata dei principali accadimenti di politica internazionale

UNITÀ DI CRISI

IRAQ. Almeno 27 persone, appartenenti alle milizie filo governative Hashid Shaabi, sono morte , a seguito di scontri con milizie dello Stato Islamico avvenuti nei pressi di Kirkuk.

SIRIA. Cinque persone sono morte ed almeno sette sono rimaste ferite, a causa dell’esplosione di un’autobomba nella cita di Qamishli. Nel frattempo, un aumento dei bombardamenti delle truppe governative sulla parte orientale di Ghouta, dove vi sarebbe una cospicua sacca di ribelli, ha causato la morte di oltre 70 persone.

É L’ECONOMIA, BELLEZZA

INDICI. DJ (0,08), Nasdaq (-0,23), FTSE 100 (0,14), DAX (-0,53), CAC40 (-0,48), IBEX (-0,26), Nikkei (1,97), Hang Seng (1,97), Shanghai (0,46). FTSE MIB (-1,00), VIX (18), Baltic Dry (1087,00).

VALUTE €/x. $ (1,241), £ (0,885), ¥en (132,24), ¥uan (7,873), CHF (1,151), Aus (1,567), Can (1,559), Rub (70,070), Real (4,012), Won (1323,97), Rup (79,737).

COMMODITIES. WTI (62,558), Brent (65,119), Gas (2,562), Oro (1344,11), Argento (16,636), Platino (1002,50), Palladio (1033,00), Soia (1020,027), Grano (457,093), Cotone (75,72), Riso (12,017), Avena (266,496), Zucchero (13,38), Mais (367,327), Rame (2,900), Acciaio (3945,00), Alluminio (2208,00), Nickel (13870,50), Litio (137,74).

Trovato l’accordo sul confine tra Kosovo e Montenegro

Dopo molte pressioni finalmente è stato raggiunto un accordo tra Montenegro e Kosovo circa la delimitazione delle frontiere, a partire da quanto stabilito nel 2015. Il parlamento kosovaro dovrà ora esprimersi sull’accordo e votare per la sua ratifica, cosa che il parlamento montenegrino ha già fatto. L’accordo era stato bloccato dal parlamento kosovaro nel 2015, allorché si erano verificati forti scontri, con rilascio di gas lacrimogeni all’interno dell’aula del Parlamento, perché i partiti d’opposizione ritenevano che fossero stati ceduti erroneamente al Montenegro circa 8 mila ettari di territorio. Il problema è stato risolto promuovendo la costituzione di un panel che certificherà e correggerà gli errori commessi. Tale soluzione ha ottenuto anche il placet dell’attuale premier Ramush Haradinaj, uno dei principali oppositori dell’accordo nel 2015. La questione delle frontiere è molto importante per il Kosovo perché potrebbe aprirgli la strada per ottenere i visti per la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea.

Nel frattempo anche le isole Barbados hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo che, adesso, può contare su 116 riconoscimenti.

Leader che va, leader che viene

Alla fine Jacob Zuma ha ceduto. Sottoposto alle forti pressioni della piazza, dei mercati e anche del suo partito, l’ANC, all’interno del quale c’è stato uno scontro tutto con Cyril Ramaphosa per la leadership, l’ormai ex presidente del Sud Africa ha ceduto lo scettro e abdicato. Nel suo discorso di rinuncia alla presidenza ha espresso tutto il suo rammarico e chiesto, esplicitamente, alla dirigenza del partito di spiegargli il motivo di tanto astio nei suoi confronti. Alla guida del paese è stato eletto con una certa fretta, data anche la necessità di tranquillizzare i mercati, Cyril Ramaphosa, ex avvocato e uno degli uomini più ricchi del paese, da qualche mese alla guida dell’African National Congress. Le prime parole da presidente sono state rivolte proprio ai mercati, tranquillizzandoli circa un futuro alieno dalla corruzione. Nei prossimi giorni terrà il suo primo discorso alla nazione, e da lì si capirà dove vorrà portare la sua presidenza. Per un leader che viene, uno se ne va. In maniera un po’ inaspettata il primo ministro Hailemariam Desalegn ha rassegnato le dimissioni. Le sue dimissioni sono seguite ad un periodo di crisi politica, dovuta ai numerosi scioperi e alle proteste popolari, che il premier ha cercato di sopire liberando numerosi prigionieri politici del paese. Il parlamento etiope si riunirà per scegliere il successore e c’è da sperare che la transizione politica sia pacifica e non complichi ulteriormente il quadro politico di un paese già fortemente compromesso.

Report geopolitico del 15 febbraio 2018

Rassegna ragionata dei principali accadimenti di politica internazionale

UNITÀ DI CRISI

RD CONGO. Un soldato congolese é morto ed altri sono stati feriti, a seguito di scontri con l’esercito ruandese al confine tra i due stati.

DIPLOMAZIA ALL’APERTO

ETIOPIA. Il primo ministro etiope Hailemariam Desalegn ha rassegnato le dimissioni, a causa delle continue proteste e della conseguente crisi politica.

SUDAFRICA. Il leader attuale dell’African National Congress, Cyril Ramaphosa, é stato eletto alla presidenza del paese, dopo le dimissioni di Jacob Zuma.

É L’ECONOMIA, BELLEZZA

MERCATI. DJ (0,90), Nasdaq (1,31), FTSE 100 (0,14), DAX (0,06), CAC40 (1,11), IBEX (0,30), Nikkei (1,47), Hang Seng (1,97), Shanghai (0,46), FTSE MIB (0,28), Baltic Dry (1089,00), VIX (18).

VALUTE €/x. $ (1,249), £ (0,886), ¥en (133,11), ¥uan (7,926), CHF (1,154), Aus (1,575), Can (1,560), Rub (70,809). Real (4,025), Won (1330,75), Rup (79,849).

COMMODITIES. WTI (61,613), Brent (64,513), Gas (2,585), Oro (1352,51), Argento (16,888), Platino (998,74), Palladio (1019,40), Soia (1022,865), Grano (460,312), Cotone (75,41), Riso (11,962), Avena (265,500), Zucchero (13,50), Mais (367,681), Rame (3,236), Acciaio (3945,00), Cobalto (81250), Nickel (13408,00), Litio (137,20).

Guerra del gas nelle acque di Cipro

Da alcuni giorni navi da guerra del governo turco impediscono all’ENI, società italiana impegnata nello sfruttamento delle risorse energetiche, di effettuare alcune trivellazioni esplorative al largo dell’isola di Cipro, dove avrebbe scoperto nuovi ed interessanti giacimenti di gas. Mentre si stava recando al largo di quella che dovrebbe essere la Zona Economica Esclusiva di Cipro, dove erano programmate alcune attività di perforazione, la nave Saipem 12000 è stata bloccata da navi della marina turca a circa 30 miglia dall’area interessata. Il presidente turco Erdogan, in visita in Italia alcuni giorni prima dell’accaduto, ha tuonato contro le compagnie straniere a non eccedere nelle proprie competenze. Le esternazioni di Erdogan hanno colto tutti di sorpresa, in particolare per la rudezza delle affermazioni nei confronti di una compagnia che opera già da tempo nell’area, ed in perfetta legalità essendo detentrice di ben sei licenze di esplorazione nelle acque di Cipro. Successivamente, alcune navi militari turche hanno speronato alcune vedette greche che stavano raggiungendo l’area, intimandogli di non proseguire oltre. Queste frizioni si iscrivono all’interno dell’annosa controversia riguardante l’isola di Cipro, divisa dal 1974 in una parte “cipriota”, riconosciuta internazionalmente e membro della UE, ed una parte “turca”, riconosciuta soltanto dalla Turchia. Ma il focus centrale è il gas , presenta in enormi quantità in quell’are e, a quanto pare, di ottima qualità. La Turchia vede nei giacimenti al largo di Cipro la possibilità di sganciarsi dal fornitore russo, dal quale dipende per metà circa delle sue necessità, e di ottenere uno sconto sul bilancio, in quanto questo gas costerebbe molto meno rispetto a quello russo. I paesi europei sono, invece, impegnati nell’implementazione del progetto Eastmed, ovvero una serie di gasdotti che collegherebbero Cipro a Grecia ed Italia, per la successiva distribuzione in tutta Europa, anche in questo caso consentendo lo sganciamento da rifornimenti più “instabili” provenienti da Algeria e Libia. Insomma, la questione delle trivellazioni esplorative di Eni si è intrecciata con i rapporti tesi tra Grecia e Turchia riguardo a Cipro, con le tensioni introno al gas e, speriamo, non finisca col mescolarsi all’ingorgo siriano, dove gli attori sono già troppi.

Report geopolitico del 14 febbraio 2018

Rassegna ragionata dei principali accadimenti di politica internazionale

UNITÀ DI CRISI

PAKISTAN. Un gruppo di miliziani armati, appartenenti ai talebani pachistani del Tehrik i- Taliban (TTP), ha aperto il fuoco su alcuni soldati, causando la morte di quattro paramilitari.

YEMEN. Almeno 40 miliziani Houthi sono morti, a seguito di combattimenti con le truppe governative, nel distretto di Midi, a ovest di Hajjah.

DIPLOMAZIA ALL’APERTO

AFGHANISTAN. I Capi di Stato Maggiore del,forze armate afghane, pachistane, uzbeche e kazache si sono incontrate a Kabul, con il comandante dell’operazione Resolute Support, Gen. Jong Nicholson, per discutere del prosieguo della lotta al terrorismo e al traffico di droga.

É L’ECONOMIA, BELLEZZA

GIAPPONE. L’economia giapponese é cresciuta ad un tasso di +0,5% nel quarto trimestre, rallentando rispetto ai tassi di crescita dei trimestri precedenti.

SINGAPORE. L’economia di Singapore é cresciuta ad un tasso di +2,1% nel quarto trimestre, portando la crescita annuale al +3,6%.

ITALIA. L’economia italiana è cresciuta del 0,3% nel quarto trimestre del 2017, portando la crescita annuale a +1,6%.

UE. L’economia dei paesi UE é cresciuta dello 0,6% nel quarto trimestre, portando la crescita annuale a +2,7%.

INDICI. DJ (0,71), Nasdaq (1,62), FTSE 100 (1,02), DAX (1,17), CAC40 (1,10), IBEX (0,37), Nikkei (-0,43), Hang Seng (2,47), Shanghai (0,46), FTSE MIB (1,81), Baltic Dry (1095,00), VIX (20).

VALUTE €/x. $ (1,234), £ (0,890), ¥en (132,40), ¥uan (7,834), CHF (1,151), Aus (1,570), Can (1,552), Rub (70,849), Real (4,052), Won (1331,19), Rup (79,116).

COMMODITIES. WTI (60,758). Brent (64,608), Gas (2,595), Oro (1352,15), Argento (16,899), Platino (995,24), Palladio (1002,10), Soia (1017,414), Grano (453,890), Cotone (75,60), Riso (12,227), Avena (265,226), Zucchero (13,40), Mais (367,381), Rame (3,220), Acciaio (3945,00), Nickel (13060,00), Litio (134,67).

Tempi duri per i leader di oggi

Mentre nelle zone calde del globo stanno emergendo sempre più forti alcune personalità politiche, in questi ultimi giorni altre personalità politica stanno vivendo giornate molto difficili. È il caso, ad esempio, di Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele, emerso anche lui come personalità di spicco in questi ultimi tempi, per il quale la polizia israeliana ha chiesto, proprio ieri, l’invio a giudizio per corruzione. Non è facile capire come e se la vicenda si evolverà, però è abbastanza facile prevedere che, come accade in altri contesti, eventuali indagini a carico del Primo Ministro potrebbero spingere Netanyahu ad intraprendere una politica estera ancora più aggressiva di quella tenuta finora. Non se la passa bene nemmeno Jacob Zuma, attuale presidente del Sud Africa, a cui l’African National Congress, il partito di cui non è più leader, sta chiedendo insistentemente di dimettersi, per le numerose accuse di corruzione che circondano lui, la sua famiglia e il suo entourage. Il nuovo leader dell’ANC Ciryl Ramaposa gode di sostengo sia popolare che politico, e sta improntando la sua campagna politica su legalità e lotta alla corruzione, cercando di recuperare quella fiducia che le vicende legate a Zuma hanno tolto all’ANC. Sul suolo europeo, invece, si registrano importanti evoluzioni introno a due personaggi dati in ascesa, ma bloccati dalle evoluzioni politiche e, probabilmente, anche da loro scelte errate. Il primo è Martin Schultz, leader della SPD, il secondo partito di Germania che, dopo aver cercato invano di “smarcarsi” dall’ingombrante onnipresenza politica della cancelliera Angela Merkel, ha prima accettato una nuova Grosse Koalition con la CDU, poi rassegnato le dimissioni quale guida dei socialisti tedeschi. La leadership del partito verrà probabilmente assegnata ad Andrea Nahles (si voterà in tal senso il 22 aprile), donna molto energica che ha raccolto ampi consensi nel corso delle votazioni, tutte interne alla SPD, per le decisioni sulla nuova coalizione CDU-CSU-SPD. L’altro leader in fase calante è Mikhail Saakashvili, ex-presidente della Georgia post-sovietica dal 2004 al 20143, ex-governatore della regione ucraina di Odessa, attualmente senza cittadinanza, in quanto il presidente Poroshenko gli ha revocato quella ucraina, concessagli in precedenza per assolvere l’incarico. Saakashvili è stato protagonista di una scena che non si vedeva da anni, essendo stato prelevato a forza da uomini armati all’interno di un ristorante ed espatriato in Polonia. Non è dato capire cosa succederà e perché Saakashvili sia stato portato proprio in Polonia; di certo l’Unione Europea dovrà far sentire la propria voce in una vicenda che rischia di minare ulteriormente la sua popolarità. C’è poi la vicenda curiosa del ministro degli esteri olandese, Halbe Zijlstra, costretto a dimettersi, dopo aver attribuito al presidente russo Vladimir Putin delle frasi dette nel corso di un incontro al quale egli non era presente. Insomma, tempi duri per i leader di oggi: da una parte c’è chi si trova ad affrontare la complessità dell’attuale scenario internazionale, dall’altra chi deve fare i conti con le proprie mancanze.

Report geopolitico del 13 febbraio 2018

Rassegna ragionata dei principali accadimenti di politica internazionale

UNITÀ DI CRISI

EGITTO. Le forze di sicurezza egiziane stanno continuando le operazioni di polizia in Sinai, causando la morte di 38 persone e l’arresti di 400 presunti terroristi.

É L’ECONOMIA, BELLEZZA

INDICI. DJ (0,19), Nasdaq (0,39), FTSE 100 (-0,07), DAX (-0,70), CAC40 (-0,60), IBEX (-1,23), Nikkei (-0,65), Hang Seng (1,21), Shanghai (1,00), FTSE MIB (-1,35), Baltic Dry (1114,00).

VALUTE €/x. $ (1,233), £ (0,889), ¥en (132,82), ¥uan (7,824), CHF (1,152), Aus (1,571), Can (1,554), Rub (71,255), Real (4,064), Won (1338,24), Rup (79,272).

COMMODITIES. WTI (59,268), Brent (62,631), Gas (2,592), Oro (1330,00), Argento (16,549), Platino (973,20), Palladio (983,75), Soia (1012,123), Grano (458,845), Cotone (76,38), Riso (12,276), Avena (273,540), Zucchero (13,43), Mais (366,125), Rame (3,148), Acciaio (3931,00), Nickel (12932,50), Litio (135,07).

Un drone USA ha ucciso Khalid Mehsud

I talebani pachistani del Tehrik-e Taliban (TTP) hanno confermato che il loro vice, Khalid Mehsud, conosciuto anche come Khan Said Sajna, è stato ucciso da un drone USA, la settimana scorsa. Ci sono voci contrastanti circa l’area esatta dove è avvenuto lo strike aereo: secondo fonti pachistane sarebbe avvenuto nel distretto di Bermal, nella provincia afghana di Paktika, al confine con il Pakistan, mentre i membri del TTP affermano che sia avvenuto nel Nord Waziristan pachistano. I talebani pachistani hanno confermato che il loro capo Mullah Fazlullah ha nominato quale nuovo vice Mufti Noor Wali. Wali, come il suo predecessore, governerà i militanti nel Sud Waziristan, una regione montagnosa che è da sempre terreno di pakistani, afghani e miliziani di Al-Qaeda. Mehsud era salito alla ribalta allorquando, dopo la morte di Hakimullah nel 2014, non aveva riconosciuto la guida di Fazlullah: questi, per tutta risposta, aveva osteggiato la sua nomina a capo del TTP nel Sud Waziristan, posizione che Mehsud si era ripreso combattendo e sconfiggendo il suo rivale. Secondo fonti locali Wali, conosciuto anche come Ghar Starga, è un leader duro, con una comprovata esperienza sul campo nelle aree urbane del Pakistan, in particolare nella città di Karachi. I miliziani del TTP, l’ala più dura dei talebani pachistani, si sono resi protagonisti di numerose azioni suicide, non ultima quella del 1 dicembre 2017, quando uomini armati hanno assaltato un college, causando la morte di nove persone ed il ferimento di oltre 40. Il Pakistan è stato uno degli alleati chiave degli Stati Uniti nella regione, ma dopo la cattura di Osama Bin Laden ad Abbottabad, proprio in territorio pachistano, i rapporti si sono deteriorati progressivamente, fino al pugno duro intrapreso dalla nuova amministrazione Trump, con le accuse aperte di sostenere il terrorismo e la sospensione di aiuti per un valore di circa 2 miliardi di dollari.

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